Feb 15, 05:04 AM pubblicato in Cultura da webmaster

Non bottino di Briganti ma parte della razzia in casa Stentalis?!

Sembra proprio parte del “tesoretto non da poco..” trafugato dopo l’eccidio del 21 ottobre 1860 da casa Stentalis! Le iniziali “G.S.” impresse sull’argenteria sono di Gabriele Stentalis?!

...Altro denaro ottennero dalle vedove degli uccisi Araneo Rossi, Maglione e Donato Tartaglia, per permettere la sepoltura dei cadaveri che, insepolti, giacevano sul fondo della valle.

Ancora lordi del sangue sparso, quei rivoltosi si diedero senza pietà al saccheggio;

e la prima casa, presa di mira, fu quella di Gabriele Stentalis,

 dove senza pietà si scassinarono armadi, scrigni, ognuno riportando oggetti. Poscia fu invasa la cantina. e circa duecento popolani, mangiando, bevendo. rovistando, riuscirono, da sotto una botte, a prendere un tesoretto, non indifferente, tra oro

 e argento, di circa 18 mila ducati.


Si andò successivamente nella casa di Isidoro Stentalis, ove le donne erano raccolte, e alla nuova del saccheggio si chiusero nelle soffitte. Qui rintracciate, dovettero dare munizioni e polvere, ed assistere allo scempio, che si andava facendo degli armadi; e delle carte che furono bruciate, e di cui alcune salvate appena e conservate da tal Gaetano Maglione.


Il saccheggio proseguì nella casa di Don Nicola Tartaglia negli stessi modi, bruciando titoli creditori, scassinando bauli, rubando valori, biancherie; e fu ivi che un tal Gaetano di Lorenzo prese il berretto di guardia di onore, e il Michele Castuccio la sciabola del defunto.


Il saccheggio, la distruzione dei titoli di credito, la violenza, il furto seguirono imperterriti successivamente nelle abitazioni di Giambattista Coscia e Emanuela Tedeschi, nella casa del Sindaco Giacomo Giurazzi, dove non fu risparmiato neanche il repertorio originale degli atti notarili, nella casa del capitano Maglione, dove si presero munizioni ed armi, nella casa dell'ucciso Araneo Rossi, del decurione Vitale De Vito, dell'ucciso Angelo d'Annunzio, donde asportarono giberne ed armi, sotto pretesto di mantenere l'ordine nel paese, infine del Dottor Pietro Giurazzi cui bruciarono tutti i titoli creditori, siccome era uso fare accredenziamenti e piccoli mutui.

 
E durava questo stato di angoscia, tutti raccolti nelle proprie case, guardinghi, parecchi in casa Cerulli, la giovanissima Signora Donna Isabella Tartaglia nella famiglia di Don Gaetano De Feo, dove per le affettuose premure di Donna Armida De Feo, dopo il saccheggio, per mezzo di persone devote, era stata condotta, tra lo smarrimento di quanto le avveniva dintorno, allorché cominciò ad aversi lontano sentore di truppe, che si dirigevano verso Carbonara.

A Melfi, a Calitri, a Bisaccia, a Lacedonia erano corse già le voci dell'accaduto, e parenti ed amici agognavano vendicare il sangue versato dai loro cari, tanto più che quel movimento reazionario era attribuito ai retrivi del tempo Arciprete Giurazza, al supplente Gaetano De Feo, al giudice regio, onde contro di questi doveva esplicarsi l'ira e la vendetta sociale.

(.....)....Mostrandosi la popolazione di Carbonara proclive ad insorgere e a far causa comune coi briganti, i buoni cercarono di fuggire alla volta di Bisaccia. Il giudice istruttore e il cancelliere si affrettarono a salvare la processura della reazione; signori e signore fuggirono, e Donna Isabella Tartaglia, trovò riparo col fratello Vito e la madrigna Francesca Rollo presso i parenti di colà; ma anche ivi l'attendevano disillusioni e dispiaceri, perché, nel tragitto o altrove, nella valigia ove erano le sue gioie, e le argenterie, salvate alla rapacità dei reazionari dei ladri del passato ottobre,

 non fu trovata dopo due giorni che ben miserevole cosa.
(Tratto da Campolongo)