Oct 20, 09:58 AM pubblicato in Antologia del brigantaggio da webmaster

Nelle tane dei Briganti

Il Regno di Crocco, Ninco Nanco, Sacchetiello, Schiavone, Caruso….

La cruenta reazione popolare di Carbonara, filo borbonica, divampò non solo per il contrasto tra “cafoni” e “galantuomini” ma anche tra le diverse fazioni borghesi, che per “odi personali e interessi privati”, strumentalizzarono perversamente il malcontento delle classi subalterne vittime delle usurpazioni demaniali, della pratica usuraia esercitata dai latifondisti, delle esazioni clericali delle decime, delle pressioni fiscali, dell’oppressione politica. Il popolo dimostrò fin dallo sbarco in Sicilia di Garibaldi di essere contrario al nuovo regime per tema di maggiore soggezione e aggravi fiscali.La classe signorile che avrebbe dovuto essere di esempio e di guida, era divisa in due fazioni, una borbonica e l’altra liberale. A questa divisione non furono estranei motivi d’invidia, gelosie ed interessi privati. Il popolo subì la suggestione della fazione borbonica sia perché consona alle sue idee sia perché sperava di trovare,in detta fazione,protezione,facendovi parte il giudice regio e buona parte del clero. I soldati sbandati giocarono il loro ruolo di esecutori materiali,mentre gli autori morali del movimento reazionario andavano individuati nei “retrivi” del tempo: l’arciprete Giurazza, che minacciava pubblicamente in chiesa la scomunica per i sostenitori del nuovo regime, il vecchio prete Lotrecchiano, il supplente Gaetano De Feo, il giudice Paradisi.
Il 20 aprile 1861 la banda di Crocco invase il paese,ammazzando un soldato,ferendo un altro e facendo prigioniero un terzo. Gli altri trovarono scampo nella fuga (11 soldati posti a guardia del bagaglio). I briganti si impossessarono del bagaglio dei soldati che distribuirono al popolo. Ritornata la truppa e constatata la mancanza del bagaglio, colla scusa di recuperarlo, il paese fu sottoposto a un nuovo saccheggio e coloro che erano sfuggiti ai briganti non sfuggirono alla furia soldatesca.
Perché si riuscisse a cancellare la memoria dei luttuosi eventi che avevano funestato la storia recente del paese nell’ottobre del 1860 e nell’aprile del 1861, su suggerimento del sindaco Giacomo Giurazzi, Carbonara assunse la denominazione attuale di Aquilonia con l’autorizzazione del regio decreto n.1078 del 14-12-1862.