Apr 4, 08:03 PM pubblicato in Cronaca da

Aquilonia. La memoria d’Oriente

Riprendiamo e pubblichiamo un servizio a cura della giornalista MARIA TOLMINA CIRIELLO, apparso sul quotidiano “IL MATTINO” di sabato 31 marzo 2007.
Alla gent.ma Giornalista vanno i nostri piú sinceri ringraziamenti nonché la nostra completa riconoscenza. 

     Aquilonia l'itinerante. Sembra una delle città di Calvino. Un luogo ricreato ogni volta dal racconto, dalla memoria. Tutti come Marco Polo possono rifondare Aquilonia, Carbonara, ed ancora Aquilonia, una città in itinere non solo negli spostamenti fisici, ma anche nell'andare e venire del suo nome. Fino a quando il terremoto del 1930 non lo distrusse, il paese sorgeva a due chilometri dalla sua attuale sede.   
     Fino al 1862 il suo nome era Carbonara, fu però rinominata Aquilonia poiché sorgeva nei paraggi dell'omonima città dove i romani sconfissero i Sanniti nel 293 a.C. Dell'essere in itinere Aquilonia ha fatto un punto di forza tanto da dedicare un museo alle «Città itineranti». È un luogo che non conserva oggetti, almeno non principalmente, ma concetti. Il concetto dello spostamento fisico, dell'essere esuli davanti alla porta di casa, del trasloco e del dolore dell'abbandono. Eppure chi ha costruito questo museo ha saputo renderlo affascinante e privo di dolore. Sembra quasi una casa cantoniera a guardia del passato e del futuro. Il museo è infatti proprio all'ingresso del parco archeologico. Guarda dal basso l'antica Carbonara e vigila sulla sua posizione, attento che non si sposti di nuovo.
     Il paese vecchio è bellissimo in estate con il sole che imbianca le pietre e rende tutto l'antico borgo simile ad un palcoscenico naturale. È singolare la passeggiata nella città vecchia. Malgrado i setti murari delle case siano crollati e solo in parte ricostruiti, rimane forte l'impressione di camminare in vicoli stretti tra case, come se il resto del paese fosse ancora lì. È come se ritornasse ad esistere grazie alle sensazioni di chi ci passa. Se si immagina ad alta voce si può ridisegnare anche la vista dall'alto del parco archeologico. Ma più che lo scenario naturale viene facile perdersi nelle possibili vite, nei possibili futuri mancati di quelle case abbattute.
     Se il parco archeologico è il crollo fatto monumento, c'è un altro luogo dove è la minuziosa ricostruzione ad essere protagonista.
     In questa porzione dell'Irpinia d'oriente la memoria crea e quindi la memoria deve essere custodita. Il tempio del ricordo e del transito evocativo è senza dubbio il museo etnografico. Ideato, voluto e creato nel 1997 da Beniamino Tartaglia, con la collaborazione dell'intera comunità aquiloniese ed il contributo di tutti gli enti locali, questo museo ricostruisce con rigore storico gli ambienti di lavoro, i contesti abitativi e scenari di vita vissuta dell'antico mondo altirpino.
     Qui si entra in un mondo dove la vita si misurava a grano, e dove i pagamenti potevano avvenire solo una volta all'anno. Strumenti di lavoro, abiti, ambienti di vita comune, tutto è meticolosamente ricostruito in maniera sorprendentemente vivida. Insomma non sembra un museo, somiglia più al percorso in una città fantasma dove improvvisamente sono spariti tutti lasciando il luoghi ancora pieni di odori, eco di rumori, passi, voci, sortilegi.
Qui si conserva tutto il fascino dell’antico centro di Carbonara E un tempo la vita si misurava «a grano»

IL VILLAGGIO OSCO
     Antico villaggio di origine osca Aquilonia si è chiamata Carbonara fino al 1860: questo era il nome dell'abitato sorto nell'alto medioevo sulle rovine della preesistente Aquilonia, distrutta dai Romani (293 a.C.) al tempo della seconda guerra sannitica. Carbonara fu rasa al suolo (1078) da Roberto il Guiscardo. Il 21 ottobre del 1860, dopo l'ennesimo rinvio dell'assegnazione delle terre demaniali al popolo, si ebbe una sanguinosa rivolta contadina, che si concluse con la morte di otto notabili. Seguirono un duro intervento di repressione da parte dei piemontesi e il decreto regio con il quale si stabilì che il paese di Carbonara dovesse cambiare il nome in Aquilonia. Distrutto dal terribile terremoto del 1930, l'abitato fu ricostruito a circa 2 km di distanza, più in alto, a 735 m s.l.m.

TRACCE D’ARCHEOLOGIA
     Il parco Archeologico dell'Antica Carbonara sorge dove era il sito del paese distrutto dal terremoto del 1930. Il parco ripropone intatto il vecchio tracciato urbano ricostruendo in parte alcuni scorci del paese. Si tratta di un museo all'aria aperta dove si possono misurare con gli occhi i passaggi del tempo, gli anni e gli strati di civiltà. Tra i resti si scoprono la pavimentazione della Piazza del Municipio, i palazzi dei potenti locali con le loro ampie stanze ricche di decorazioni in pietra; le carceri, le chiese e il vecchio albergo. In estate gli spazi del parco archeologico forniscono un suggestivo e particolarissimo scenario per spettacoli e manifestazioni turistico-culturali di successo.

I FILMATI D’EPOCA
     All'ingresso del Parco Archeologico dell'Antica Carbonara si trova il Museo delle Città Itineranti. Qui sono documentate, mediante foto e filmati dell'Istituto Luce risalenti al 1930, le vicende di Aquilonia in particolare ma in generale di tutti i paesi distrutti dai terremoti e ricostruiti altrove e che di recente hanno rivalutato i siti abbandonati e li hanno recuperati e ricomposti. Il museo è allestito in un edificio interamente recuperato ed adattato ad esigenze espositive. All'interno si trovano documenti storici, grafici, foto, filmati d'epoca, video e pannelli esplicativi, La sede del Museo, già Casa Marzullo risale all'inizio del '900, originariamente ospitava una tipica taverna-albergo del tempo.

13MILA PEZZI IN MOSTRA
     Sono circa 13.000 i pezzi raccolti nel museo Etonografico di Aquilonia, utilizzati per allestire, in saloni, sale, settori e stand, circa centotrenta spazi espositivi, che, raccolti in quindici sezioni tematiche, si snodano su due piani, per circa 1500 metriquadri complessivi. Il pianoterra si articola in trentuno spazi che illustrano le attività agricole del territorio, in quarantacinque spazi di rievocazione degli antichi mestieri, in due angoli riservati all'alimentazione contadina, in sette settori della protoindustria e in sette stand riguardanti le produzioni alimentari. Al primo piano trovano posto, accanto ad altri mestieri, testimonianze di carattere demoantropologico. Nella sezione dedicata ai culti magici si conservano trascrizioni di formule magiche, esorcismi, fatture e controfatture, iettature e scongiuri.

ECCO IL «NONNO» DELLO SCONTRINO
     Tra gli oggetti più interessanti del Museo Etnografico di Aquilonia si trova il «nonno» dello scontrino fiscale o forse ancor di più le attuali tessere che si usano negli american bar per contare le consumazioni. Si tratta di un legnetto diviso in due nel senso longitudinale. Le due estremità sono legate da uno spago. Un pezzetto era per l'oste ed uno per il cliente. Dei segni su entrambi i legnetti contavano le consumazioni del cliente. Rimanendo in osteria si trovano anche dei piccoli pezzi di canna con le estremità tagliate in diagonale. Servivano bere il vino da piccole botti con un foro apposto per queste cannucce.

COME ARRIVARE E TUTTE LE FESTE
     Per raggiungere Aquilonia si può utilizzare l'autostrada Napoli-Bari e uscire al casello di Lacedonia e quindi seguire le indicazioni per il paese, oppure è possibile seguire uno dei seguenti percorsi: Statale Ofantina (Avellino-Candela-Foggia); SS Avellino-Passo di Mirabella-Bisaccia-Aquilonia; Strada Statale Salerno-Contursi-Lioni-Calitri-Aquilonia. Molto sentita qui la festa di San Giuseppe, in questo giorno vengono accesi fuochi nel paese per allontanare l'inverno e dare il benevenuto alla primavera. Il 15 giugno invece si festeggia il santo Patrono San Vito con una processione alla badia del santo fuori il paese.