Mar 16, 06:59 PM pubblicato in Cultura da webmaster

Riti e tradizioni

Ad Aquilonia si preparano i fuochi di San Giuseppe


FALO’, PER PULIRE IL CIELO E LE COSCIENZE
Il fuoco è l’elemento purificatore per eccellenza. Il fuoco di gennaio scioglie il gelo l’inverno, chiude il volto dell’anno e apre una zona franca, quella del Carnevale. Carnevale che va in fumo chiude il tempo della gozzoviglia. Direi che tra i fuochi di Sant’Antonio abate e quelli di San Giuseppe si chiuda la grande stagione del divertimento e della penitenza. Almeno nella cultura tradizionale. Nella società antica il fuoco è un mezzo per tenere lontane le belve, per riscaldare la grotta o la casa. Ma è anche la pira che brucia i cadaveri e preserva le epidemie. Ed è la luce perenne, la fonte di vita, come dicono sole e stelle. Le vestali tenevano acceso il fuoco nel tempio della dea preposta e a rappresentare questo elemento Vesta. Ma in età moderna il cuore di Cristo è raffigurato come una fiamma ardente. E un roveto ardente è l’immagine Dio al cui cospetto arriva Mosè. Il fuoco purificante è quello a cui ricorre il tribunale dell’Inquisizione, ma è anche il mezzo di distruzione usato da chi intenda non far più risorgere città o una civiltà. Il fuoco è il mezzo con cui Erostrato distrugge il tempio di Alicarnasso, quello che annienta la biblioteca di Alessandria o cancella Cartagine. Un elemento dunque di purificazione e di distruzione. Ma anche punto di azzeramento e di inizio radicale.
Il 20 gennaio vengono accesi a San Fele i falò per la festa di San Sebastiano martire, patrono del paese. Il culto di San Sebastiano ebbe una lunga diffusione non soltantto in Basilicata, in quanto veniva attribuita al martire la virtù di difendere dalle epidemie. Il fuoco ha dunque una funzione purificatrice. Nel 600 la sua fortuna si offusca, mentre si va sostituendo un pò dovunque la figura di San Rocco di Montpellier. Un fenomeno che potrebbe essere collegato alla differenza di “competenze” tra i due Santi essendo a San Sebastiano attribuita più una funzione, per così dire, “profilattica” e a San Rocco una “terapeutica”.
Ma i falò di marzo sono tutti in onore di San Giuseppe. Si comincia già il 3 a Filiano, con la distribuzione della cucìa, ceci e legumi bolliti, e l’allestimento di altarini nelle porte e nei portoni del paese. A sera vanno in giro le trombe dell’annuncio: è entrata infatti la settimana di Passione.
La vigilia e il giorno di San Giuseppe, 18 e 19 marzo, falò dappertutto, da Barile a Ruoti, a Tito, a Spinoso, Tursi, Ruvo del Monte, Ripacandida, Castelsaraceno. Un tempo si usava sedersi intorno al fuoco fino a tarda sera e conservare i carboni per reliquia. Scriveva infatti il Pasquarelli che a Marsico Nuovo “la sera della vigilia di San Giuseppe e dell’Annunziata si fanno per le vie dei grossi fuochi, detti feste, con “salamente e scineste” di leopardiana memoria. Quando non resta che la brace, i monelli si divertono co’ salti, i devoti conservano un pò di quel fuoco benedetto. Le stesse sere si mangiano delle fritture: sono le famose zeppole napoletane, da noi dette micci per certe somiglianze di forma col lucignolo che si usa nei lumi ad olio di oliva o nelle lucernette petrolio dei contadini”.
Poi c’è un salto. Da marzo bisogna attendere dicembre perchè si riaccendono i falò, alla festa di Santa Lucia. Qui il riferimento è alla luce, della quale la santa è protettrice, reincarnazione di Vesta ma con l’aggiunta di una simbologia fondamentale per l’uomo, la luce rappresenta la vista. Per Santa Lucia, grandi falò ad Atella, a Melfi, a Mauro Forte dove la processione della santa si apre con la benedizione del pane e del fuoco acceso davanti alla capppella. L’ultima testimonianza di accensione di fuochi è testimoniata a Natale. Sono i fuochi di veglia per la nascita del Bambino. A Nemoli ne accendono uno in piazza di grandi proporzioni. Verrà alimentato per tutto l’arco delle festività natalizie, fino all’Epifania. Ma altri fuochi si accendono nelle piazzole dei presepi viventi nei Sassi di Matera, a Filia Rotonda.(Tratto da P. Ciliento — R. Nigro, Lucania. Miti, feste e riti, Libria. Melfi 2005