Oct 3, 03:33 AM pubblicato in Cultura Cultura da webmaster

Aquilonia-Carbonara storia

Sulle tracce di Aquilonia-Carbonara

Antica stampa con il castello Longobardo in località Pietrapalomba

Carbonara-Aquilonia è un centro di origine sannita, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici della zona.Nel V - IV sec. a.C. diversi villaggi (oppida e vici), più o meno grandi,erano diffusi su questo altopiano ofantino. Pastori ed agricoltori si insediarono in luoghi il più possibile inaccessibili alle incursioni di altri popoli vicini. I centri antichi dei Sanniti erano costituiti da ampi territori con un oppidum fortificato che sorgeva sulla cima della collina, entro le cui mura gli abitanti dei borghi sparsi si rifugiavano in caso di pericolo. Carbonara-Aquilonia - come gli altri centri limitrofi di Romulea (Bisaccia), Aletrium (Calitri), Akedunniad (Aquilonia), Cominium (Monteverde)- fu coinvolta nelle guerre contro Roma che nel IV sec.a.C. aveva cominciato la sua espansione verso l'Italia meridionale. Akedunniad, Aquilonia antica(oggi Lacedonia) era un importante centro fortificato. Il paese viveva di economia pastorale basata principalmente sullo sfruttamento degli erbaggi dei pascoli e dei boschi. Durante la seconda guerra sannitica Roma operò molte incursioni anche in questi territori, saccheggiando anche l'antico centro di Romulea (Bisaccia). Alcuni storici ritengono che la famosa e cruenta battaglia di Aquilonia combattuta tra romani e sanniti nel 293 a.C, e narrata dallo storico romano Livio (Ab Urbe condita libri, X, 38-40), a cui avrebbero partecipato sessantamila uomini, sia avvenuta nella vallata del torrente Calaggio, non lontano dal centro abitato.
La costruzione delle strade consentì poi un rapido collegamento con le zone oramai sottomesse e un
più marcato controllo della regione da parte di Roma. Passavano per queste remoto angolo dell'Appennino, oltre l'antica via Appia, anche la via Erculia e la via Traiana, un'importante traversa della Via Appia tra Benevento e la Puglia. Aquilonia sopravvisse come municipio romano e visse la grande vicenda storica dell'Impero romano fino ai primi segni di decadenza  tra il IV ed il V sec. dopo Cristo.
L'alta valle dell'Ofanto era già in crisi come del resto tutta la Campania nel V sec. d.C. allorquando l'invasione dei Goti e la successiva guerra con i Bizantini segnarono un ulteriore battuta di arresto per la vita civile dei paesi ofantini. Cambiò l'assetto del territorio e la denominazione dei centri abitati. Carbonara, di cui non si hanno precise testimonianze per l'età antica, si arricchì di una rocca fortificata e divenne, insieme ai suoi casali, un centro militare a presidio della vallata dell'Osento e dell'Ofanto. Successivamente, al declinare della potenza dei Goti, si affermarono anche in questa regione le genti Longobarde, come in quasi tutta la Campania, la cui conquista fu avviata dal duca Zottone di Benevento.I Longobardi penetrarono nell'Alta Valle dell'Ofanto nel 591 d.C. ponendo a Conza, strappata ai Bizantini, la sede di un forte gastaldato che comprendeva tutto il comprensorio appenninico da San Fele a Teora, da Andretta a Carbonara-Aquilonia, che rappresentava il limite meridionale dell'espansione dei longobardi in Italia.
Il gastaldato di Conza ebbe vita autonoma fino all'arrivo dei Normanni, guidati nel 1076 da Roberto il Guiscardo che lo occupò con tutti i suoi castelli e le sue fortezze, vincendo l'ultimo signore longobardo di Conza, il conte Guido. Nel 1078 il Guiscardo mosse di qui per impadronirsi del forte e ricco principato longobardo di Salerno. Con i Normanni il centro più importante dell'area divenne Melfi, ma Conza rimase ancora a lungo capoluogo di una vasta contea con tutti i casali, piccoli e grandi, della valle ofantina, sui quali dominò in questi anni Gionata di Balvano, signore tra l'altro anche di Carbonara.
Al crollo dello stato normanno subentrò il regno svevo di Federico II. L'imperatore tedesco ebbe molta cura dei boschi di questa zona, rigogliosi fin dall'antichità ed importanti per la produzione del legname. E' attestata  per Carbonara-Aquilonia in questo periodo la singolare "produzione" di "penne di avvoltoi" che venivano raccolte ed utilizzate per la costruzione dei dardi da balestra chiamati quadrelli.
Agli Svevi subentrarono gli Angioini. Alla lotta tra queste due signorie per il dominio nel Sud Italia partecipò apertamente anche Carbonara-Aquilonia con i suoi casali di Pietrapalomba e Sassano. Proprio Enrico di Pietrapalomba fu tra i capi di una rivolta sveva contro Carlo d'Angiò nel 1267. I ribelli svevi furono sconfitti, il duce di Pietrapalomaba ucciso; i nuovi padroni si divisero i feudi irpini. Galeotto di Fleury ebbe Calitri, Riccardo di Bisaccia Carbonara, i Gagliardi ed altre famiglie ebbero la signoria su Lacedonia e gli Stendardo quella su  Monteverde. 
Diverse famiglie nobili si contesero la supremazia su queste terre e su diversi casali antichi che tra il XIX ed il XV sec. cominciarono lentamente a scomparire. La malaria provocò lo spopolamento nelle zone più basse del territorio ofantino, verso il fiume. Le incursioni di corsari almugaveri e turchi, che dalla costa pugliese risalivano l'Ofanto, minacciavano la sicurezza degli insediamenti della vallata. Scomparvero così i casali di Castiglione della Contessa sotto Calitri, già assalita nel 1348 da orde di ungheri che allora ponevano l'assedio al castello di Melfi, di Sassano, di Pietrapalomba nei pressi di Carbonara. Le vestigia delle antiche rocche fortificate di Carbonara si possono scorgere ancora oggi, inoltrandosi a piedi nell'intrico fitto dei boschi.