Sep 24, 08:13 PM pubblicato in Cultura da

Il recupero della memoria storica: il caso Aquilonia

La concezione del tempo propria del mondo contadino, organizzato secondo la ciclica stagionalità dei lavori agricoli, faceva avvertire il passato non come distante e diverso ma come continuo e sincronico, in quanto si riproduceva pressoché simile nel presente.
Quella lineare e progressiva, tipica di buona parte del secolo da poco concluso, ci ha fatto invece sentire il passato ed il presente come diacronici, lontani e contrapposti.
Chi è vissuto tra i due modi di percepire il tempo dell’esistenza, tra le due temporalità, avendo subíto lo spezzarsi della prima, quella ciclica, ha maturato un bisogno di storicità e di passato con cui confrontarsi.
E così, a partire dalla consapevolezza di questa frattura che ha divaricato due mondi, quello tradizionale vissuto senza drammi e quello moderno della corsa perenne e frenetica, è emersa in noi, portatori di una ferita non sanata, la necessità di liberare dall’oblio, di recuperare e di deporre nella Storia le nostre storie, sempre consumate privatamente e senza “orizzonte di memoria”, dando loro un carattere pubblico attraverso una serie di iniziative e di realizzazioni.
Esse costituiscono un atto coraggioso di dignità civile, un gesto di cura affettuosa verso se stesso ed il suo passato di un paese che si è chinato a raccogliere i frammenti della sua lunga vita e li ha donati per costituire un bene pubblico, affinché le giovani generazioni si proiettassero piú consapevoli verso il futuro, stabilissero nuovi rapporti e fondassero una nuova etica sociale, dopo aver conosciuto le vicende e gli aspetti di una civiltà che non possono e non devono essere dimenticati.
Con impegno ed entusiasmo imprevedibilmente corali (sorprendente e determinante è stata la immediata partecipazione della gente comune), è iniziato il “viaggio” di una comunità quasi interamente ricompattata intorno ad un progetto comune e condiviso, finalizzato alla riscoperta ed al recupero dei “luoghi della memoria”, alla ricerca degli oggetti una volta in essi contenuti ed usati ed alla raccolta della documentazione archeologica, grafica ed iconografica scampata alle calamità della natura ed alla barbarie dell’uomo.
Il tutto è stato ricomposto in un Museo Etnografico, in un Museo delle Città Itineranti ed in un Parco Archeologico.
Strumenti di conoscenza dell’evoluzione di un territorio, essi sono la risposta a questa nuova urgenza di identità ed un tentativo di ricostruzione storica di una realtà, culturalmente ormai tanto diversa dalla nostra ma pur sempre sede delle sue radici.
Non dovevano, però, essere il luogo della nostalgia e del tempo perduto, nel quale  archiviare i documenti della sconfitta di una civiltà legata alla tradizione, ma centri di attività e di mediazione culturali in grado di soddisfare la fame di passato, di trasmettere informazioni ed emozioni e di dare nuova forma ad una più generale esigenza di istruzione.
Dall’Aquilonia sannitica dispersa e romanizzata, ai casali medievali dalle vicende ora comuni ora diverse; dalla Carbonara risorta e riaggregante, rifugio dei superstiti di invasioni e distruzioni dei tanti piccoli centri sparsi nel territorio, a quella dei feudatari; dalla vecchia Aquilonia di prima del 1930, alla edificazione della nuova; dalla ricostruzione in corso, alla realizzazione dei due Musei ed al ritorno nel sito dell’antico centro: la “Città (davvero) itinerante” ha finalmente iniziato a ricostruire la sua unità.

Il corpo moderno dovrebbe aver ritrovato la sua anima antica!

Il fondatore del Museo: prof. Beniamino Tartaglia